STORIA DELLE FIERE DI LANCIANO

L'origine delle fortune commerciali di Lanciano furono le sue Nundinee annuali, ma il periodo d'oro delle città e dei porti frentani risale al 1196 quando Arrigo vi proclamava la legge navale delle "Capitolare di Boiulatione" che confermava l'importanza dei commerci frentani i quali trovano sviluppo nella Costituzione della "Lega commerciale" tra Ortona e Lanciano: le due città che furono e rappresentano nel mondo degli affari economici, il primo esempio nelle moderne compagnie di navigazione.
Il "Capitano di Boiulatione" che regolava gli usi marittimi e mercantili sia di mare che di terra, considerava l'approdo dei porti di Lanciano, Ortona a mare, e quello sistemato nella foce del Sangro sotto la Basilica di San Giovanni in Venere.
La felice posizione di questi porti consentiva un agevole approdo alle navi, nonchè facilità di trasporto delle merci nel vicino entroterra a sicurezza di trovare alle fiere di Lanciano popoli diversi richiamati sia dalla loro fama sia dal regime di privilegi concessi ai mercanti dai governanti.
Con la sottrazione alla risoluzione feudale ad opera di Carlo che confermò alla città tutti gli usi e le consuetudini che esse aveva al tempo dei suoi precedessori dando anche un notevole impulso agli stuoli marittimi e di Carlo II che la liberò dai soprusi di Filippo II di Fiandra dichiarandole di nuovo terra demaniale sorta la sua diritta protezione, Lanciano ebbe il suo Mastrogiurato con particolari prerogativi durante le fiere e una felice evoluzione commerciale e annuale che continuò fino al secolo XV.
E di questo periodo, ad opera del Re Alfonso il Magnanimo la conferma della città nel regale dominio con tutti i suoi privilegi sino ad allora goduti e la concessione della edificazione del porto libero di San Vito che poteva essere non solo dei Lancianesi ma anche dei mercanti sia del regno e sia stranieri.
Sempre in questi anni il Re Alfonso dispose che le monete che si battevano nella regia Zecca di Lanciano potevano circolare ed essere ricevute in pagamento, che le fiere durassero 15 giorni e che non si potessero effettuare altre fiere in luoghi distanti meno di venti miglia da Lanciano.
I riflessi di queste disposizioni furono molto positive sia sulle stesse fiere sia sull'economia della città, come attestano le numerose testimonianze tra cui quelle di Bellisario Acquaviva che, giunta a Lanciano nel 1495, così scrive un amico: "Le fiere di Lanciano" sono spettabili per il gran numero di mercanti di molte nazioni, anche oltre marina e per la frequenza di concorrenti e popoli e che - quelle di Lanciano - non era secondo a nessuno niuno altre fiere d'Italia per la copia, l'opulenza delle merci di ogni genere.
Paradossalmente però nel periodi di massimo splendore delle fiere incominciavano a notarsi i primi segni della crisi dovuta alle lotte tra Francesi e Spagnoli che si ripercorsero su Lanciano con una certa gravità, e a quelle tra alcune potenti famiglie locali che provocarono numerosi assassini.
Per questi motivi, nel 1514 il Re, temendo che i mercanti disertassero le fiere, con un provvedimento assicurò loro la protezione dell'armata navale di qualunque nazione e religione, essi fossero; sia durante lo svolgimento delle fiere sia per quindici giorni prima e dopo.
Ci fu una ripresa delle fiere Lancianesi, vi convennero senza timore di rappresaglie i mercanti, Ebrei, Turchi. Ma le continue intromissioni delle autorità regia nello svolgimento delle fiere arrecavano ad essere gravi danni; se poi a ciò si aggiunge che ormai si va alla ricerca di scambi di merci e manufatti sempre più ricercati e che il commercio si organizza in forme diverse con la comparsa delle lettere di cambio, la crisi delle fiere diventa inevitabile.
Nel Seicento il Re Filippo III toglie alla città il privilegio più importante: quello di amministrare la giustizia nel periodo delle fiere, privilegio che in un certo qual modo la faceva un libero Comune.
Altre leggi poi, nel corso degli anni prescrivevano che le fiere non si prolungassero e che i mercanti portassero entro otto giorni dalla fine di esse, compresi anche in questo termine quelli dei cambi e dei conti.
Queste disposizioni furono cause di ulteriori inconvenienti alle fiere che assieme ai pesanti dazi, imposti dagli Spagnoli alla pestilenza.
Nel 1656, la più grande calamità per la popolazione Lancianese alle carestie e a una serie di scosse telluriche che decretarono - La Definitiva Decadenza.

Bibliografia: Lanciano, un profilo storico di Florindo Carabba; "Trittico frentano" di Giovanni Simeoni. Aquilone 1964.
 


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