Lanciano prima colonia dei Romani, poi Municipio dovette la sua fortuna
a un intensa attività commerciale, sorta a quanto pare, con le "Nundinee"
mercati e feste annuali in onore di Apollo al quale era dedicato un famoso
tempio.
"Nel caso di Lanciano" pare di riscontrare per felice ricorrenza,
come annota acutamente lo storico Antinori "tutte cose d'eccezione".
Se l'importanza di una città è data in un determinato periodo
della sua preminenza commerciale, dal richiamo e dall'influenza della sua
funzione civile come "centro" di traffico dalla marcatura delle
"nazioni" è da dire che Lanciano fu città di primato
in questo senso, perchè rappresentò sin dai tempi remoti
da prima piazza di commercio di tutta la regione: la fortuna delle sue
fiere frequentate da mercanti provenienti dalla Grecia, dall'Asia e dalle
altre parti della terra fu dovuta essenzialmente alla felice posizione,
alla fertilità dei campi, all'abbondanza delle derrate e alla estesa
attrezzatura varia.
Di fatti Lanciano era baricentro della zona frentana ed è punto
di congiunzione tra il nord e il sud della penisola.
Dalle sponde del Sangro partivano le strade dirette al Sannio, alla Campania
e al Lazio che permetteva i traffici con il suo entroterra, necessari allo
svilippo dei popoli frentani, e le traversali del Sangro che facevano leva
sul' litorale che i Romani chiamarono Traiana Frentana.
Mentre i porti di Ortona, S. Vito, S. Giovanni in Venere, facilitandone
i commerci marittimi la mettevano in condizioni di unire il vicino oriente
e l'Adriatico al Mar Tirreno attraverso il porto di Napoli.
Nel medioevo era additata come esempio per l'alacrità delle sue
attività mercantili.
Gli studi del Marciani infatti dimostrano che le fiere Lancianesi erano
famose oltre che per i commerci di lana, pellami, animali, olio, granaglie
e altri generi di prima neccessità anche per il commercio di libri,
berretti, di cristalli, di armature, di acciai.
Mentre Luigi De Cecco con uno spaccato poetico annota: << venivano
a Lanciano nel mite settembre: principesse, regine ad acquistare tessuti
di seta e di lana per i prezziosi vestiti, magnifiche argenterie, artistiche
ceramiche, corredi da sposa, tele ricamate e ..... aghi >>.
Si, gli aghi più fini e prezziosi di tutto l'Oriente Mediterraneo
sembra che si vendessero a Lanciano, infatti la manifattura degli aghi
fu introdotta dal maestro Giovanni Milasio in occasione delle sua venuta,
attratto dalla grandiosità delle fiere, vi fissò la sua dimora
portando la sua arte a un grado di perfezione e ottenendo immunità
e privilegi per la sua società che andava formando.
Le fiere richiamavano sotto l'immunità delle porte medioevali della
città, di cui unica superstite è la
Porta di S. Biagio, mercanti da tutte le parti anche dai paesi esteri:
<< V'erano genti, racconta uno storico, del contado col giubbetto
rosso e turchino, gli Ebrei delle fasce gialle, Albanesi, Greci, Dalmati;
era un insieme di diverse era una comfusione.......... era un incubo >>.
Esiste un vecchio adagio per indicare una persona lenta, che fa riferimento
alle lunghe fiere di Lanciano.
Esso così dice: << tu non giungeresti in tempo alle fiere
di Lanciano che durano un anno e tre dì >>.
Si può dire che le fiere di allora non erano specializzate, si potevano
trovare prodotti di ogni genere: bestiame, prodotti agricoli, oggetti artigianali.
Le fiere di oggi invece si occupano di prodotti specializzati, infatti
esistono la fiera DELLA AGRICOLTURA, la fiera del turismo, che si occupano
dei settori relativi.